PROSSEMICA: UN NOME STRANO PER UN
COMPORTAMENTO MOLTO FAMILIARE
Vi è mai capitato di riflettere sui
meccanismi che regolamentano la
distanza fisica tra noi e gli altri? No?
Eppure chiunque di voi avrà provato
imbarazzo quando in un ascensore pieno
di persone si è trovato a qualche
centimetro dal viso del suo dirimpettaio
(e avete finito per fissarvi le scarpe,
vero?).
Oppure in un mezzo pubblico provare un
istintivo senso di fastidio nell’avvertire
una persona molto vicina alle spalle.
Ebbene, di queste dinamiche si occupa
una disciplina semiologica denominata
“Prossemica”...
Secondo l’antropologo Edward T. Hall,
che ne è il fondatore, esistono 4 aree
interpersonali a seconda della distanza
fisica tra le persone, postulando che
trovarsi in una zona piuttosto che
nell’altra influenza la comunicazione e la
relazione tra individui. Vediamole…
Zona intima (0 - 0,5 metri)
Si estende dalla pelle ai 50 centimetri.
Entrare nella zona intima di una
individuo senza il suo consenso può
causare notevoli problemi: infatti in
quest’area concediamo l’accesso
soltanto alle persone più care dato che,
generalmente, qui si entra per avere un
contatto fisico, come abbracciare o
baciare. In realtà esiste addirittura
un’ulteriore sotto-zona, denominata
“Zona intima ravvicinata”, che si ferma a
15 cm dalla pelle e che è protetta e
difesa con ancora più vigore rispetto alla
zona intima.
Tornando allora a quanto dicevamo
all’inizio di questa riflessione, quando
siamo costretti a subire la presenza di
estranei in quella che adesso abbiamo
imparato essere la nostra zona intima
(come ad esempio dentro ad un
ascensore affollato), avvertiamo disagio
perché quella distanza tra noi e loro
dovrebbe essere riservata solo a persone
intime e non a estranei!
Ed ecco che per proteggerci tramutiamo
questi estranei in “non-persone”, vale a
dire che a livello psicologico non li
prendiamo in considerazione, evitiamo
attentamente di incrociare gli sguardi, ci
estraniamo da loro e ci comportiamo
come se non ci fossero (da qui il fatto di
fissarsi le scarpe o guardare verso il
soffitto)
Zona personale (0,5 – 1,2 mt)
E’ la distanza che ci separa dagli altri
negli incontri di lavoro o conviviali. E’
stato calcolato che nel 70% del tempo
stiamo nell’area personale dei nostri
interlocutori, e loro nella nostra.
Avvicinarsi ed entrare nella zona intima
sarebbe sconveniente, si passerebbe da
invadenti. Allontanarsi ed entrare nella
zona sociale indicherebbe un distacco
che raffredderebbe il rapporto.
Zona sociale (1,2 – 3,5 mt)
E’ quella in cui teniamo gli estranei.
Persone con cui non abbiamo confidenza,
e con le quali non abbiamo intenzione di
instaurare un rapporto. Pertanto le
teniamo a distanza. Tutti potranno
richiamare alla mente esempi di questo
comportamento: se ad esempio in casa
entra un idraulico, mai visto prima,
difficilmente si starà vicino (nell’area
personale) come se fosse un conoscente
ma invece sarà spontaneo allontanarsi
quel tanto che lo faccia restare nell’area
sociale. Se il locale non fosse ampio
abbastanza, scopriremo che se la nostra
presenza non è proprio necessaria,
usciremo dal locale. Questo
comportamento è accentuato nelle
donne, particolarmente attente alle
distanze, soprattutto se la persona con
cui hanno a che fare è sconosciuta e di
sesso maschile.
Zona pubblica (oltre 3,5 mt)
E’ la zona in cui scegliamo di stare solo
quando ci rivolgiamo a un gruppo di
persone (al nostro pubblico, appunto).
Non si tratta di essere più o meno
amichevoli: tenerci a questa distanza è
una necessità per comunicare con molta
gente e farci vedere da tutti. E del resto,
se ci pensate, sarebbe assolutamente
innaturale, in condizioni normali,
relazionarsi con una sola persona,
ancorché estranea, ad oltre 3,5 metri di
distanza.
Adesso che abbiamo imparato questa
teoria, sarà divertente verificare sul
campo come puntualmente le diverse
persone con cui ci relazioniamo vengono
messe nelle relative zone di competenza.
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