PRIMA DI PARTIRE
AZIONE
ALCUNI DISTURBI MENTALI
DISTURBI DEPRESSIVI Tutti sappiamo che l’umore è il tono di base che colora la vita affettiva di ognuno di noi ed è, per sua stessa natura, piuttosto mutevole. Possiamo infatti essere felici, tristi, arrabbiati, ecc. e questo è assolutamente normale mentre sarebbe un errore pensare che ogni alterazione possa assumere valenza di disturbo psichiatrico. Del resto è assolutamente normale essere particolarmente euforici dopo aver vinto magari una somma di denaro oppure avere un umore depresso, ad esempio, a seguito di un lutto o di una separazione. Si parla invece di stati patologici quando Le variazioni di umore sono molto intense e frequenti Sono relativamente  indipendenti da cause esterne Si protraggono per settimane Manifestano particolare fissità Aiuta comunque a porre la diagnosi il fatto che i disturbi dell’umore sono spesso accompagnati da sintomi neurovegetativi (es. modificazione del sonno, dell’appetito, della libido, ecc.) da alterazioni del pensiero, del comportamento, della motivazione e del funzionamento psicosociale. La loro classificazione può rispondere a due prospettive: Prospettiva trasversale: considera il quadro che si presenta allo psicologo clinico in un dato momento e di durata transitoria. In questo caso si parla di episodio Prospettiva longitudinale: valuta come e quando si manifestano nel tempo i diversi episodi all’interno della storia della vita del soggetto permettendo di definire il disturbo vero e proprio. Vediamo quindi qual è la classificazione attualmente utilizzata dal DSM IV per i disturbi dell’umore: PROSPETTIVA TRASVERSALE Episodio Depressivo Maggiore L’aspetto predominante è rappresentato da una  deflessione costante del tono dell’umore ed i primi sintomi sono in genere costituiti da riduzioni del benessere soggettivo e diminuzione degli interessi per le attività precedentemente ricercate. I soggetti, durante il colloquio, riferiscono spesso di insonnia e difficoltà a concentrarsi. Questa sintomatologia è presente nella maggior parte del tempo, tutti i giorni per almeno due settimane e spinge i due terzi dei soggetti che ne sono affetti a considerare il suicidio. Le statistiche ci dicono che, purtroppo, il 10/15% di essi lo attua davvero Episodio Maniacale E’ caratterizzato da vari eccessi comportamentali (ipersessualità, iperfagia, abuso di alcool, sperpero di notevoli somme di denaro, comportamenti molesti anche verso estranei, guida pericolosa, ecc.), per almeno una settimana, ai quali il paziente non riesce a porre un limite. Le attività lavorative, scolastiche, ecc. sono notevolmente incrementate ma spesso in modo improduttivo per disorganizzazione e difficoltà a mantenere la concentrazione. Vi è un diminuito o assente bisogno di sonno e diminuzione di peso (per aumentata attività motoria) o aumento di peso (per iperfagia). . Episodio Ipomaniacale Ha le caratteristiche dell’episodio maniacale ma con sintomatologia più attenuata e con durata più breve (max. 4 giorni). Non vi è compromissione totale ma solo parziale per cui le relazioni possono essere ancora mantenute benché i cambiamenti del comportamento siano evidenti. La distraibilità e la fuga delle idee non sono comunque così gravi da impedire un certo funzionamento sociale. Non sono presenti deliri di alcun tipo Episodio Misto Come suggerisce la denominazione stessa, questo disturbo è caratterizzato dalla presenza concomitante, per più di una settimana, dei sintomi tipici dell’episodio maniacale e di quelli dell’episodio depressivo maggiore. In questo quadro clinico di rapida mutevolezza il paziente manifesta spesso agitazione psicomotoria, fuga delle idee, disforia, insonnia e ideazione ipocondriaca o suicidaria. Ne consegue un funzionamento piuttosto compromesso che sovente necessita di ospedalizzazione PROSPETTIVA LONGITUDINALE Disturbo Depressivo Maggiore E’ caratterizzato dalla comparsa di uno più episodi depressivi maggiori, in assenza di episodi maniacali, ipomaniacali o misti. Colpisce le donne con frequenza doppia rispetto agli uomini, e tende ad avere esordio tardivo, a partire dalla quarta decade di vita. l’aspetto clinico predominante è rappresentato dalla deflessione del tono dell’umore, che però in una minoranza di pazienti non è molto evidente, ed è sostituito da ritiro sociale e riduzione completa delle attività. All’osservazione, il segno più comune è il rallentamento psicomotorio, che negli anziani può essere sostituito da sintomi di agitazione psicomotoria. Il paziente sente di non avere l’energia necessaria per portare a termine i propri compiti. Sono frequenti i disturbi del sonno. La mimica, la motilità, la gestualità e l’espressività sono notevolmente diminuiti, come pure la produzione verbale. A volte è presente difficoltà di concentrazione: il pensiero è vissuto come rallentato e faticoso, e il paziente ha la sensazione di non ricordare facilmente le cose. Il contenuto del pensiero è caratterizzato da una percezione negativa del mondo e di sé. La visione del mondo è improntata a pessimismo a volte catastrofico, che può arrivare fino a vere e proprie esperienze deliranti, sempre però congrue al tono dell’umore. Il paziente è spesso schiacciato da sensi di colpa e di perdita, mentre pervasive sono le idee di morte, legate o meno al pensiero del suicidio. Distimia si può definire come un disturbo depressivo cronico, con un quadro sintomatologico attenuato, ma che persiste per un tempo di almeno due anni (un anno nel caso di bambini o adolescenti), essendo presente per la maggior parte del tempo quasi ogni giorno. Per quanto i sintomi permangano per un periodo di tempo molto lungo, la loro gravità e pervasività è nettamente inferiore a quanto osservato in corso di depressione maggiore, e così la compromissione del funzionamento psicosociale del soggetto. di Psicologia E’ quasi sempre presente l’anedonia, che ha però un carattere più sfumato rispetto a quello presente in forme depressive più gravi: il soggetto non è del tutto incapace di provare piacere, ma il piacere che prova non è mai pienamente soddisfacente. Sono anche presenti sensi di colpa e di inadeguatezza, irritabilità e rabbia, ritiro sociale, inattività e perdita di interessi. Tra gli altri sintomi più comuni, ansia, affaticabilità, astenia, variazioni dell’appetito, diminuzione della libido, disturbi del sonno. Anche all’osservazione, sono evidenti la deflessione del tono dell’umore, l’irritabilità, l’ideazione depressiva, mentre i più imponenti sintomi di rallentamento psicomotorio sono assenti.    
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DISTURBI DEPRESSIVI Tutti sappiamo che l’umore è il tono di base che colora la vita affettiva di ognuno di noi ed è, per sua stessa natura, piuttosto mutevole. Possiamo infatti essere felici, tristi, arrabbiati, ecc. e questo è assolutamente normale mentre sarebbe un errore pensare che ogni alterazione possa assumere valenza di disturbo psichiatrico Del resto è assolutamente normale essere particolarmente euforici dopo aver vinto magari una somma di denaro oppure avere un umore depresso, ad esempio, a seguito di un lutto o di una separazione. Si parla invece di stati patologici quando Le variazioni di umore sono Sono relativamente  indipendenti da cause esterne Si protraggono per settimane Manifestano particolare fissità Aiuta comunque a porre la diagnosi il fatto che i disturbi dell’umore sono spesso accompagnati da sintomi neurovegetativi (es. modificazione del sonno, dell’appetito, della libido, ecc.) da alterazioni del pensiero, del comportamento, della motivazione e del funzionamento psicosociale. La loro classificazione può rispondere a due prospettive: Prospettiva trasversale: considera il quadro che si presenta allo psicologo clinico in un dato momento e di durata transitoria. In questo caso si parla di episodio Prospettiva longitudinale: valuta come e quando si manifestano nel tempo i diversi episodi all’interno della storia della vita del soggetto permettendo di definire il disturbo vero e proprio. Vediamo quindi qual è la classificazione attualmente utilizzata dal DSM IV per i disturbi dell’umore: PROSPETTIVA TRASVERSALE Episodio Depressivo Maggiore L’aspetto predominante è rappresentato da una  genere costituiti da riduzioni del benessere soggettivo e diminuzione degli interessi per le attività precedentemente ricercate. I soggetti, durante il colloquio, riferiscono spesso di presente nella maggior parte del tempo, tutti i giorni per almeno due settimane e spinge i due terzi dei soggetti che ne sono affetti a considerare il suicidio. Le statistiche ci dicono che, purtroppo, il 10/15% di essi lo attua davvero Episodio Maniacale E’ caratterizzato da vari eccessi comportamentali (ipersessualità, iperfagia, abuso di alcool, sperpero di notevoli somme di denaro, comportamenti molesti anche verso estranei, guida pericolosa, ecc.), paziente non riesce a porre un limite. Le attività lavorative, scolastiche, ecc. sono notevolmente incrementate ma spesso in modo improduttivo per disorganizzazione e difficoltà a mantenere la concentrazione. Vi è un diminuito o assente bisogno di sonno e diminuzione di peso (per aumentata attività motoria) o aumento di peso (per iperfagia). . Episodio Ipomaniacale Ha le caratteristiche dell’episodio maniacale giorni). Non vi è compromissione totale ma solo parziale per cui le relazioni possono essere ancora mantenute benché i cambiamenti del comportamento siano evidenti. La distraibilità e la fuga delle idee non sono comunque così gravi da impedire un certo funzionamento sociale. Non sono presenti deliri di alcun tipo Episodio Misto Come suggerisce la denominazione stessa, questo disturbo è caratterizzato dalla presenza concomitante, per più di una settimana, dei sintomi tipici dell’episodio maniacale e di quelli dell’episodio depressivo maggiore In questo quadro clinico di rapida mutevolezza il paziente manifesta spesso agitazione psicomotoria, fuga delle idee, disforia, insonnia e ideazione ipocondriaca o suicidaria. Ne consegue un funzionamento piuttosto compromesso che sovente necessita di ospedalizzazione PROSPETTIVA LONGITUDINALE Disturbo Depressivo Maggiore E’ caratterizzato dalla comparsa di misti. Colpisce le donne con frequenza doppia rispetto agli uomini, e tende ad avere esordio tardivo, a partire dalla quarta decade di vita. l’aspetto clinico predominante è rappresentato dalla pazienti non è molto evidente, ed è sostituito da ritiro sociale e riduzione completa delle attività. All’osservazione, il segno più comune è il rallentamento psicomotorio psicomotoria. Il paziente sente di non avere l’energia necessaria per portare a termine i propri compiti. Sono frequenti i disturbi del sonno. La mimica, la motilità, la gestualità e l’espressività sono notevolmente diminuiti, come pure la produzione verbale. A volte è presente difficoltà di concentrazione: il pensiero è vissuto come rallentato e faticoso, e il paziente ha la sensazione di non ricordare facilmente le cose. Il contenuto del pensiero è caratterizzato da una mondo e di sé. La visione del mondo è improntata a deliranti, sempre però congrue al tono dell’umore. Il paziente è spesso schiacciato da sensi di colpa e di perdita, mentre pervasive sono le idee di morte, legate o meno al pensiero del suicidio. Distimia si può definire come un disturbo depressivo cronico tempo di almeno due anni (un anno nel caso di bambini o adolescenti), essendo presente per la maggior parte del tempo quasi ogni giorno. Per quanto i sintomi permangano per un periodo di tempo molto lungo, la loro gravità e pervasività è inferiore a quanto osservato in corso di depressione maggiore del soggetto. di Psicologia E’ quasi sempre presente l’anedonia, che ha però un carattere più sfumato rispetto a quello presente in forme depressive più gravi: il soggetto non è del tutto incapace di provare piacere, ma il piacere che prova non è mai pienamente soddisfacente. Sono anche presenti sensi di colpa e di inadeguatezza, irritabilità e rabbia, ritiro sociale, inattività e perdita di interessi. Tra gli altri sintomi più comuni, ansia, affaticabilità, astenia, variazioni dell’appetito, diminuzione della libido, disturbi del sonno. Anche all’osservazione, sono evidenti la deflessione del tono dell’umore più imponenti sintomi di rallentamento psicomotorio sono assenti.    
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