VERO O FALSO , QUANTO SAI DELLA
FAME COMPULSIVA?
Due tranci di pizza, cinque biscotti,
avanzi di pasta al ragù, tre fette di
salame, un bigné alla crema, innaffiati
da una birra e da due lattine di cola.
È ciò che riesce a ingurgitare, in
pochissimi minuti, chi soffre di "Binge
Eating Disorder", ovvero “disturbo da
alimentazione incontrollata”. Una
patologia emergente, di recente
riconosciuta come una vera e propria
malattia, che nel mondo colpisce il 2,6%
della popolazione, con una prevalenza
addirittura maggiore rispetto ad
anoressia e bulimia insieme. Nonostante
la sua diffusione, si tratta di un disturbo
ancora poco noto.
E voi quanto ne sapete di tutto questo?
Verificatelo con il questionario qui sotto"
1) L'abbuffata è correlata agli stati
d'animo: VERO
L’elemento centrale del disturbo è
l’abbuffata, che scatta per un
meccanismo di tipo emotivo,
indipendentemente dalle sensazioni di
fame o di sazietà - spiega Stefano
Erzegovesi, responsabile del Centro
disturbi del comportamento alimentare
dell’Ospedale San Raffaele di Milano -. Il
cibo rischia così di essere una sorta di
“anestetico universale” contro noia,
tristezza, solitudine, ansia, stress.
2) Gli episodi avvengono quando si è da
soli: VERO
Manca del tutto la convivialità, si mangia
con imbarazzo, quasi sempre in maniera
solitaria. Dopo aver mangiato, ci si sente
fastidiosamente “pieni”, in colpa, a volte
con un senso di disgusto verso se stessi.
3) dopo l'abbuffata si vomita: FALSO
in questo disturbo non ci sono i
comportamenti di compenso tipici della
bulimia, come procurarsi il vomito,
digiunare, sfinirsi in palestra, usare
lassativi e diuretici, quindi i malati sono
sovrappeso, spesso anche obesi, e
soffrono di conseguenza di altre
malattie, come pressione alta,
colesterolo elevato, diabete
4) Il disturbo colpisce soprattutto le
giovani donne: FALSO
La fame compulsiva, che spesso diventa
una vera e propria patologia (Binge
Eating Disorder) riguarda in ugual misura
uomini e donne, dai 35 anni in su
5) sono sufficienti pochi episodi per
parlare di disturbo vero e proprio da
fame compulsiva: FALSO
Gli episodi non devono essere sporadici,
devono capitare almeno una volta alla
settimana per tre mesi consecutivi
6) Chi ne va soggetto ha spesso dietro le
spalle molte diete fallite: VERO
Chi soffre di binge eating, pur
vergognandosi del proprio sovrappeso,
non ce la fa a seguire un regime
ipocalorico e spesso non riesce neppure a
cominciare una dieta», spiega Carlos
Grilo, professore di Psichiatria alla Yale
University School of Medicine e autore
dei primi studi scientifici sul binge
eating. Prima di tagliare le calorie,
occorre affrontare il disagio psicologico.
7) chi soffre di disturbo da fame
compulsiva spesso soffre anche di altre
patologie psichiatriche: VERO
La comorbilità (e cioè la presenza di più
patologie insieme) riguarda soprattutto i
disturbi dell’umore (depressione e
disturbo bipolare), i disturbi di
personalità del cluster B (istrionico,
narcisistico, borderline), i disturbi
d’ansia
8) Esiste un farmaco specifico contro
questo disturbo: VERO
Approvato nel 2015 negli Stati Uniti dalla
Food and drug administration (Fda),
l’ente che autorizza l’immissione in
commercio di cibi e medicine, non è
ancora arrivato in Italia. Si tratta di
lisdexamfetamine dismesylate, un
derivato dell’anfetamina. I farmaci sono
utili nei primi mesi del trattamento,
perché danno subito un controllo
avvertibile sugli episodi di abbuffata, ma
con il tempo c’è il rischio di abuso e di
dipendenza. Senza contare i possibili
effetti collaterali, che includono ansia,
batticuore, disturbi dell’umore
9) La maggior parte dei malati guarisce:
VERO
In caso di una cattiva abitudine al cibo è
sufficiente un supporto psicologico
mentre per i casi più gravi che
configurano una vera e propria patologia,
con un trattamento multidisciplinare,
fatto da uno psichiatra, un nutrizionista
e uno psicologo, il 40% dei malati
guarisce, il 30% sta meglio anche se
continua ad avere sintomi residui, il 30%
cronicizza (in questo caso, potrebbe
essere efficace la chirurgia bariatrica).
La terapia, che dura in media da uno a
tre anni, è formata da vari livelli di
intervento. All’inizio è previsto il
ricovero di un mese in un ambiente
controllato, in cui non è possibile
introdurre cibi e bevande, con un
supporto psicologico intensivo. Si passa
poi al ricovero giornaliero (dal lunedì al
venerdì, dalle 12 alle 18), con attività
varie, tra cui rieducazione alimentare in
cucina e tecniche di rilassamento, come
yoga o mindfulness. Per chi sta meglio è
previsto il day hospital, con incontri due
volte alla settimana.
Questo sito NON utilizza cookies
Copyright 2016 © Gabriele Gramaglia
tutti i diritti sono riservati