8 SEGNALI PER RICONOSCERE UN
POSSIBILE DISTURBO OSSESSIVO
COMPULSIVO
Prima di parlare dei sintomi, dobbiamo
però chiarirci le idee su cosa è una
"ossessione" e cosa è una "compulsione".
OSSESSIONI
Le ossessioni sono pensieri, immagini
mentali o impulsi che si manifestano
ripetutamente nella mente di una
persona e che sono percepiti come
sgradevoli ed intrusivi. Questi fenomeni
mentali involontari infastidiscono molto
le persone che ne soffrono, sia perché
sfuggono al loro controllo sia perché
provocano delle emozioni negative (es.
paura, ansia, disgusto, senso di colpa,
ecc.), a tal punto che in molti casi si
sentono costrette a mettere in atto una
serie di comportamenti ripetitivi o di
azioni mentali per ridurre lo stato di
disagio che li attanaglia (appunto le
compulsioni). Le ossessioni sono spesso di
natura bizzarra: chi ne soffre è
solitamente consapevole della loro
infondatezza o esagerazione; tuttavia, in
alcuni casi, si può essere così ansiosi da
non rendersi neanche conto che si tratta
di pensieri che generano preoccupazioni
irrazionali o quantomeno eccessive. Il
contenuto di questi pensieri, immagini o
impulsi può variare; ad esempio, ci sono
persone che si preoccupano in modo
eccessivo dello sporco e dei germi, altre
che sono spaventate dall’idea di perdere
il controllo dei propri impulsi aggressivi e
fare del male a qualcuno.
COMPULSIONI
Le compulsioni, dette anche rituali o
cerimoniali, sono invece dei
comportamenti ripetitivi (es. lavarsi le
mani, controllare se lo sportello della
macchina è stato chiuso, riordinare) o
delle azioni mentali (es. contare,
pregare, ripetere formule superstiziose),
messi in atto per ridurre il senso di
disagio e l’ansia provocati dai pensieri
ossessivi. A volte il disagio provato è
descritto semplicemente come una
sgradevole “sensazione che c’è qualcosa
che non va” (o “not just right
experience”). La compulsione, dunque,
riduce l’ansia, produce sollievo e dà un
senso di relativa sicurezza, anche se dura
poco tempo. Vediamo a questo punto 8
segnali tra i più tipici che devono far
suonare un campanello d'allarme rispetto
a questo disturbo:
1) LAVARSI LE MANI FINO A
SCORTICARSELE
Per chi soffre di un Disturbo Ossessivo
Compulsivo (DOC), anche un semplice
contatto con la maniglia di un bagno
pubblico basta a scatenare una serie di
pensieri incontrollati che, nel caso
specifico, sono radicati in un terrore
talmente irrazionale per i germi da
spingere l'individuo a lavarsi le mani
anche 50 volte al giorno per la paura
della contaminazione. E il rituale con cui
si lava le mani può essere così elaborato
da interferire negativamente sulla vita
quotidiana,
Nelle persone affette da DOC tutto va
fuori controllo e la presenza di
compulsioni, ovvero di comportamenti
rituali che presentano spesso
un'assonanza semantica con le ossessioni
e sono spesso fonte di disabilità, è
frequente e più facilmente riconoscibile
per coloro che vivono con il soggetto in
questione.
2) TIRARE A LUCIDO LA CASA
Essere affetti da disturbo ossessivo
compulsivo significa sentire la necessità
di dover pulire casa da cima a fondo non
perché sia realmente sporca, ma perché
se non lo si fa qualcuno potrebbe
ammalarsi e la colpa sarebbe appunto
della mancata pulizia, quindi della
persona che non vi ha provveduto. «Il
lavoro di pulizia può durare anche solo
un'ora, ma ci si ossessiona su di essa per
molto più tempo», avverte Reid Wilson,
professore aggiunto di psichiatria
all'Università della North Carolina.
«Ossessioni e compulsioni presenti nel
disturbo ossessivo compulsivo possono
avere forme ed intensità diverse -
sottolinea ancora Cerveri - e, nel caso
delle compulsioni legate alla pulizia e
all'ordine, qualunque comportamento
altrui che possa creare disordine o sporco
genera nel soggetto malato rabbia e
tensione che, a volte sfocia in
comportamenti verbalmente aggressivi,
che rendono il clima relazionale in
famiglia decisamente difficile».
3) CONTROLLARE IN CONTINUAZIONE CHE
PORTE E FINESTRE SIANO CHIUSE
Fra le compulsioni più comuni del
disturbo ossessivo compulsivo, l'atto di
dover controllare ripetutamente
qualcosa (che siano porte e finestre
chiuse o forno e tostapane spenti, o la
manopola del gas) può derivare dalla
volontà di non sentirsi responsabili se
accade qualcosa di terribile, a cui si
aggiunge la paura che qualcun altro
possa farsi male a causa della
disattenzione. «Nelle forme più gravi,
l'impatto sulla vita quotidiana può essere
fortissimo - commenta l'esperto di
Corriere.it -, oltre che altamente
invalidante. Un esempio classico è la
necessità di ripetere gesti come
controllare la chiusura della porta un
numero enorme di volte, che produce
una significativa perdita di tempo
nell'arco della giornata e una grande
tensione nel soggetto, che finisce così
per ritrovarsi esausto e senza tempo per
le restanti attività».
4) ESSERE DEI PERFEZIONISTI
ALL’ESTREMO
Avere degli standard elevati e volere che
le cose siano fatte in un determinato
modo non è di per sé indice di un
disturbo. «Quando però tali
comportamenti vengono esagerati, allora
questo perfezionismo esasperato diventa
una forma di DOC», sottolinea
Szymanski. «Quando è un sintomo di un
disturbo ossessivo compulsivo, il
perfezionismo cessa di essere un
vantaggio dal punto di vista lavorativo
ma diventa piuttosto un danno -
ammette Cerveri - . Essendo infatti
caratterizzato da comportamenti ripetuti
e irrazionali volti alla ripetizione di
procedure e algoritmi, e a controlli
sempre più serrati di particolari
irrilevanti, questo comportamento porta
a un deciso calo della produttività, senza
dimenticare che spesso viene richiesto in
modo così rabbioso a colleghi e
dipendenti da rendere l'ambiente
lavorativo fortemente problematico».
5) AVERE BISOGNO DI CONTINUE
RASSICURAZIONI
La mancanza di fiducia in se stessi e la
paura di fare degli errori che possano poi
avere gravi conseguenze può scatenare la
necessità compulsiva di dover chiedere
sempre l'opinione degli altri prima di fare
qualcosa o di cercare l'approvazione
altrui. «L'insicurezza ossessiva per
qualunque situazione o scelta porta il
soggetto a paralizzarsi dal punto di vista
delle proprie attività - conferma Cerveri
- . Qualunque cosa viene rimandata in
attesa di chiedere ossessivamente
consigli o indicazioni ad altri, senza mai
essere in grado di trovare un reale e
risolutivo aiuto. L’incertezza resta
dunque il motivo dominante, insieme a
una continua e irrazionale richiesta di
rassicurazione, che ben presto viene
rivolta anche a persone scarsamente
qualificate a fornire le risposte cercate.
E tutto ciò è la testimonianza di come il
soggetto viva in una condizione
dubitativa costante e la compulsione a
chiedere rassicurazione rappresenta solo
un rituale privo di vero significato».
6) AVERE PENSIERI VIOLENTI E
INDESIDERATI (E CONVINCERSI CHE
SIGNIFICHINO QUALCOSA)
A differenza di una persona senza alcun
disturbo di questo tipo, chi ha una
nevrosi ossessivo compulsiva non si limita
ad assecondare un pensiero insolito che
gli ha attraversato la mente, ma lo deve
analizzare nei minimi dettagli. E questo
comportamento scatena una serie
d'inquietanti interrogativi, che possono
continuare a tormentarlo anche per molti
giorni di seguito. «La presenza di pensieri
insoliti e, a volte, sgradevoli è
un'esperienza diffusa quando questi
rimangono isolati - spiega ancora Cerveri
-, ma alcuni soggetti sofferenti di DOC
presentano ossessioni profondamente
angoscianti rispetto a questi fenomeni,
come per esempio madri che temono di
poter fare del male al proprio figlio o
donne che hanno paura di poter tradire il
fidanzato. E questo pensiero innesca un
dubbio che non svanisce, ma continua a
crescere in termini di ansia e
partecipazione emotiva, fino a portare il
soggetto a una condizione di gravissima
angoscia».
7) FARE TUTTO IN BASE A UN NUMERO
Che si tratti di aprire o chiudere la
portiera di una macchina o di prendere
qualcosa al supermercato, eseguire una
determinata attività sulla base di un
numero che si ritiene “buono” o
“sicuro”, indipendentemente da quale
sia questo numero, è il segnale di una
nevrosi. «Rompere lo schema potrebbe
non solo mettere a disagio, ma anche
instillare l'idea che qualcosa possa
andare storto», commenta ancora Reid.
«In genere, le persone che soffrono del
disturbo riescono a mantenere un
sufficiente equilibrio funzionale -
sottolinea sempre Cerveri -, ma nei
periodi di stress questa tolleranza
diminuisce, mentre aumentano i
comportamenti rituali, fino ad arrivare a
un'intensità tale da produrre un marcato
disagio nella vita quotidiana».
8) ALLINEARE I BARATTOLI
Sebbene meno comune rispetto ad altre
ossessioni, la necessità di organizzare la
dispensa in modo maniacale, non solo
allineando in barattoli e rivolgendoli
tutti nella stessa direzione, ma persino
sistemandoli in base al cibo e al colore,
muove da un irrazionale bisogno di
ordine e simmetria. E basta che tale
ordine venga sovvertito per qualsivoglia
motivo o che ci si accorga che le cose
“non sono più giuste”, per scatenare
ansia e preoccupazione. «L’ordine è un
elemento simile alla pulizia - conclude
Cerveri -, che può però assumere
intensità e tonalità diverse, fino a
caratterizzarsi in un rituale complicato e
fortemente limitante per il soggetto e gli
stessi familiari, con stadi di ansia
intensissima che, in alcuni casi, possono
sfociare in reazioni violente, sia verbali
che fisiche».
(Fonte corriere.it)
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